Maurilia

Lun 06/09/2010

Ultimo Aggiornamento:09:00

Focus

LA SCUOLA E' UNA COMUNITA' CHE EDUCA ISTRUENDO

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“In occasione dell'apertura dell'anno scolastico, alla vigilia di questo importante avvio,  in qualità di insegnante e delegata alla Pubblica Istruzione, a nome del Sindaco Antonio Tartaglione, e dell’intera amministrazione,  desidero rivolgere i miei più sinceri auguri di buon lavoro non solo agli alunni ed alle famiglie che si accostano con rinnovato impegno agli studi, ma anche ai Dirigenti Scolastici, ai docenti e al personale tutto della scuola che a vario titolo contribuiscono al  successo formativo dei giovani.


Ricordando che la Scuola è “una comunità che educa istruendo” va posto in giusto risalto il suo insostituibile compito istituzionale che svolge all'interno di una realtà civile e sociale sempre aperta al cambiamento. Mai come ora si avverte fortemente l'esigenza di accompagnare i processi di crescita dei giovani con azioni educative chiare e forti; alla Scuola, dunque, il compito di portare avanti la sua intenzione educativa in modo incisivo per garantire non solo il successo formativo dei giovani ma anche lo sviluppo della loro autonomia e partecipazione sociale. Come accade di solito nella nostra scuola, ormai abituata a repentini cambiamenti, il buon senso e la voglia di operare per il bene comune, accompagna l'azione dei docenti, del personale ATA, dei Dirigenti Scolastici che cercano sempre di assicurare un servizio educativo rispondente ai bisogni dell'utenza e del territorio.


La cultura della legalità compreso il rispetto dell'ambiente, la piena integrazione sociale, il miglioramento della qualità della vita dei giovani, anche in termini di spazi di aggregazione giovanile, il contrasto alla povertà  e alla violenza, sono gli obiettivi che dovranno sostenere ed indirizzare l'azione delle diverse istituzioni scolastiche a garanzia sia del ben-essere dell'alunno, sia dell'orientamento dello stesso verso traguardi formativi capaci di far fronte alle sfide di un “villaggio globale”.


E' con questo intento che desidero rivolgermi a tutti coloro i quali tra pochi giorni inizieranno o riprenderanno la  “grande avventura” dell'attività scolastica. Agli insegnanti, ai ragazzi, alle famiglie, auspico che il nuovo anno scolastico sia in grado di far cogliere la bellezza del sapere, a volte anche nella fatica, nonché il valore di contribuire tutti a rendere il momento educativo un passaggio decisivo del vivere insieme e trasformi tale esperienza in un momento di profonde soddisfazioni.
Ricordando che l'Amministrazione Comunale di Marcianise nella figura dell'Assessore alla Pubblica Istruzione  è sempre disponibile ad ascoltare e a rispondere a tutte le problematiche che potranno presentarsi, rinnovo a tutti gli auguri sinceri di un buon anno scolastico”.

 

Angela Di Sivo - Assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Marcianise

 

IO SONO SAVIANO

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Qualcosa più di un presentimento. Una certezza, direi: l’attacco che da qualche settimane viene portato a Roberto Saviano – da Palazzo Chigi piuttosto che dai tacchetti di un calciatore, da un’intellettuale di sinistra autorevole ed un po’ radical piuttosto che da qualche jazzista che ama le provocazioni – segna uno spartiacque rispetto alla tensione che nel corso degli ultimi anni si era accumulata intorno alla lotta alla camorra. Diciamocela tutta: dopo Gomorra, chi scriveva da tanti anni di questi temi, evidenziando, nel silenzio più assoluto dei grandi media e dei grandi opinion leader, l’esistenza di una guerra civile strisciante fatta di migliaia di cadaveri accatastati, di collusioni istituzionali ed imprenditoriali, di penetrazione nel tessuto economico e civile, si è visto catapultato dentro una realtà nuova.

I riflettori si accendevano e si scopriva che da anni centinaia di giornalisti vivevano sottoscorta, biografie segnate da minacce ed intimidazioni dovute ad articoli scritti, talvolta per testate estremamente periferiche, per quattro soldi di compenso. Saviano ha avuto il merito straordinario di far uscire questo mondo dall’anonimato di vite vissute pericolosamente. Il successo mondiale di Gomorra ha rianimato un pensiero sulle mafie, ha fatto mobilitare i giovani, ha consentito a migliaia di persone che si adattano all’illegalità di comprendere che c’è un’alternativa. La possibilità di ribellarsi.

Di immaginare una strada diversa rispetto alla secolare condizione di subalternità nei quartieri, nei piccoli centri, nelle campagne dominate dal terrore della lupara piuttosto che dal fragore dei kalascnikov. Ricordiamocelo sempre: questo è un paese che dimentica in fretta e che ama lasciare soli quelli che invece hanno bisogno di solidarietà, di affetto, di condivisione. Siamo davvero certi che tutto si può ridurre, come sembra venire fuori in questi giorni, ad un fenomeno di tendenza? Esiste la moda dell’anticamorra? E se anche fosse così, perché non guardarla in positivo?

Preferisco questa moda alla piattezza della letteratura di appendice che viene somministrata agli adolescenti di questo paese alla ricerca dei primi fremiti amorosi. Preferisco il polpettone moralistico sugli osservatori Onu alle elezioni amministrative delle regioni meridionali alla straordinaria vuotezza della declamazione delle virtù inossidabili dell’autonomia del politico. Preferisco che i giovani conoscano la spietatezza di Sandokan piuttosto che le storie insopportabili dei protagonisti del salotto di Amici. L’evasione dalla realtà è il favore maggiore che si può rendere alle mafie e alle camorre: tutto questo quando il rapporto di Bankitalia ci dice che quasi un terzo del Pil prodotto da questo paese ha a che fare con soldi sporchi di sangue e di cocaina.

Non so se l’invidia ha un peso dentro questa vicenda: è un sostantivo su cui bisogna fare attenzione perché è quello che Berlusconi utilizza a piè sospinto contro i propri avversari politici ogniqualvolta cerca di conseguire un successo elettorale. Tuttavia, ci dovrà essere un motivo dinnanzi a questa furia iconoclasta! Nessuno sostiene che esiste una moratoria religiosa alla critica quando si parla di Roberto Saviano. Ma una cosa è la polemica sulla qualità del prodotto letterario che può vivere di incongruenze e di imperfezioni lessicale. Altra cosa è la distruzione del mito.

Nessuna enfasi: esistono i miti, esistono gli eroi e talvolta sono utili e necessari, pur sapendo che questo rovescia il paradosso brechtiano. Altrimenti un paese come l’Italia difficilmente reggerebbe in piedi dinnanzi al peso della sua storia drammatica. Ci troviamo inevitabilmente a fare i conti con questo assunto a poche decine di anni dalle stragi di Falcone e Borsellino e dinnanzi al possibile disvelamento in sede giudiziaria di una forma di trattativa indicibile tra stato e mafia. Come può restare in piedi spaccato in due, attraversato – direbbe Gramsci – da un “profondo spessore reazionario”, senza alcuni esempi positivi, alcuni gesti, alcune parole, persino alcune morti drammatiche.

Già, perché, alla fine, torna sempre un nodo, irrisolto e mai fino in fondo tematizzato: cosa unisce l’Italia, cosa la rende più di una mera espressione geografica, cosa la fa popolo nei momenti più bui, aldilà delle partite della nazionale di calcio?

Poltrone vere e dimissioni false: la presunta "crisi" della provincia

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Il termine crisi ha ampiamente superato la naturale accezione del proprio significato. Ci sono crisi economica, politica, ambientale, di risultati: ogni volta che si scomoda il vocabolo crisi si trasmette l’idea del fugace, dell’evento destinato a risolversi in tempi brevi. Si mente in maniera spudorata e consapevole. Quella che i media definiscono crisi economica è una locuzione edulcorata per non usare la denominazione calzante di recessione. La disinformazione sta dando il peggio – o il meglio, a seconda dei punti di vista! – anche a Caserta. A cinquantuno giorni dalla nomina a presidente della provincia, l’onorevole Domenico Zinzi non solo non è riuscito a varare la giunta, ha – o avrebbe, a seconda dei punti di vista! – addirittura tolto il disturbo presentando le dimissioni. Naturalmente non irrevocabili. C’è crisi politica! Il doctor non ha trovato la quadratura del cerchio: le pretese degli alleati hanno sforato il concedibile. La diatriba non si è incentrata sui grandi temi della democrazia, del programma elettorale e dei problemi di Caserta. Si è trattato del solito, stantìo e banale balletto delle poltrone: i papabili assessori proposti dal PdL sono stati ricusati da Zinzi, e viceversa.  affrontando i toni della campagna elettorale con gli attuali argomenti, è difficile anche per il cittadino trovare il bandolo della matassa: solo due mesi  fa si sono sbandierati argomenti quali l’interporto e la rete metropolitana di Terra di Lavoro, il raddoppio delle risorse per l’edilizia scolastica e la formazione professionale, il rilancio del policlinico e dell’università …e, d’incanto, il programma del Presidente Vero diviene irrealizzabile! Uomini talmente brillanti da partorire una piattaforma così innovativa da far vergognare il progetto del ponte sullo stretto di Messina, non possono attuare i loro propositi per un’insipida vicenda di natiche e di poltrone? E la homepage di www.domenicozinzi.it, così accorta a dialogare con l’elettorato durante il fermento di marzo, stranamente tace a maggio.
La sovversione del linguaggio prevede che l’assessorato rappresenti un premio per colui che si è distinto nella fase del procacciamento dei voti: non si assume l’onere di amministrare, si acquisisce il privilegio della poltrona. Quando il popolo è stremato e ha perso la facoltà di porre domande, l’amministratore sveste i panni di strumento di democrazia e indossa il doppiopetto del potente. Basterebbe chiedere a lor signori “cosa cambia se la delibera per investire sulla scuola è firmata da Tizio anziché da Caio?”  per ricondurre le cariche istituzionali al ruolo naturale di dipendenti del cittadino e dal cittadino. Una domanda talmente stupida da non essere stata pensata . Come stupida sarà la conclusione della crisi provinciale: le dimissioni saranno presto ritirate…tanto un modo per accontentare tutti, tranne il cittadino, si trova sempre!

NOSTRA SIGNORA DEI CURRICULA

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Punto dolente per me in questo momento è il lavoro. Continuo instancabile a inviare curricula. La mia mail sembra quella di un ufficio di collocamento planetario.
Nella maggior parte dei casi non ottengo risposta alcuna.
Ci sono aziende, però, che hanno a cuore l'educazione e ritengono inaccettabile lo sfanculamento silenzioso. Per questo, dopo neanche mezzo secondo dall'invio, spediscono una risposta automatica che suona più o meno così:

"Gentile Candidato,
la ringraziamo di averci inviato il curriculum che è stato archiviato nei nostri database. Sarà ricontattato al più presto.
Cordiali saluti
l'Ufficio Personale"
Quando leggo cose del genere, mi sento un omino di latta con un numero di serie al posto del nome al cospetto di altri luccicanti omini di latta con un numero di serie al posto del nome che, tra il cling clang della latta e il gnek gnek dei bulloni, vanno avanti e indietro tra un database e l'altro come formiche produttive in un formicaio. Roba che neanche George Orwell.

Talvolta l'Ufficio Risorse si sostanzia in un essere che gode del privilegio di possedere nome e cognome e che risponde:
"Gentile candidato,
nel ringraziarla per aver pensato a noi, la informiamo che al momento non siamo alla ricerca di figure con le sue qualifiche. Qualora si aprisse una posizione in linea con le sue caratteristiche, provvederemo a contattarla.
Cordiali saluti,
Pinco Pallino
Ufficio Risorse Umane"
In un primo momento questo tripudio di mielosità aziendale e la mancanza di riferimento al database - supremo simbolo di incasellamento aziendale e perdita di umanità - confortano, ma il risultato è comunque uno sfanculamento. Per di più, se proprio vogliamo far caso alle sottigliezze, il candidato ha perso il diritto alla maiuscola. E' solo una formica operaia.

Poi ci sono quelli politically correct che ti sfanculano chiamandoti per nome:
"Gentile Marisa XXX,
la ringraziamo per averci inviato il curriculum, ma purtroppo in questo momento non stiamo cercando personale.
Cordiali Saluti
Pinco Pallino
Ufficio Risorse Umane"


Una volta sola ho ricevuto uno sfanculamento davvero garbato dalla responsabile dell'ufficio personale di un'agenzia di comunicazione milanese. Diceva:
"Gentile Marisa,
la sua è una candidatura interessante e abbiamo conservato il suo CV, al momento però in XXX la posizione di Ufficio stampa è coperta e non abbiamo intenzione di allargare l'organico. Terremo quindi in considerazione la sua candidatura qualora si verificassero nuove opportunità.
Cordiali saluti e in bocca al lupo per la sua ricerca,
Pinco Pallino
Responsabile Ufficio Risorse Umane"

Ora, poiché la media dell'educazione universale dev'essere sempre zero, ieri, da un'agenzia di comunicazione che "fa del linguaggio creativo a tutti i livelli il suo maggiore punto di forza", ho ricevuto invece quest'altra risposta:
"Non stiamo cercando nessuno".
Non so la creatività, ma la capacità di sintesi e la chiarezza non mancano di sicuro.

E' TEMPO DI RISPOSTE

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C’è stata qualche critica rivolta al sindaco Dott. Antonio TARTAGLIONE, riferita alla sua “uscita” del giorno 09/04 u.s. in alcune zone della nostra città, accompagnato da qualche suo collaboratore e da qualche cittadino attento ai problemi dell’ambiente, per rendersi personalmente conto dell’annoso problema dell’abbandono illegale sul territorio di rifiuti d’ogni sorta.

Tali critiche, a mio modo di vedere, forse improvvide, hanno addirittura accostato la suddetta azione del nostro primo cittadino  a quella di Benito Mussolini quando si faceva ritrarre con arnesi agricoli tra le mani intento a propagandistici lavori agresti; e frettolosamente si è liquidata l’iniziativa, che aveva come  unico scopo la mera presa di coscienza d’un problema serio, come propaggine residua della campagna elettorale appena conclusa o attività demagogica dei nostri amministratori e del sindaco medesimo.

Personalmente, ritengo che cosi non è, che il “controllo” effettuato abbia fornito un quadro esaustivo della situazione, sulle iniziative da intraprendere  – si spera con congruo anticipo sul suono delle trombe celesti del Giudizio Universale – poiché in assenza d’una sia pur minima iniziativa, riuscirebbe oltremodo difficoltoso inerpicarsi pei sentieri d’una improbabile difesa, nei confronti dei nostri amministratori,  tenuto conto che la loro attività sin qui svolta, rapportata alla soluzione dei tanti problemi che affliggono nostra comunità,  ognuno  può definirla come meglio crede, ma forse, né frenetica né tanto meno intraprendente.
 
Ebbene, ora i cittadini si attendono delle risposte; ed è un ventaglio molto ampio, non c’è che l’imbarazzo della scelta, se si vuol cominciare a fornirle! Volendo restare nel precipuo ambito del problema rifiuti, qualche associazione presente sul territorio sta promuovendo ricorsi allo scopo di impugnare le esose gabelle ricevute riguardanti la TARSU – l’auspicio resta quello del buon fine di questi, e che i promotori non si rivelino ennesimi “pifferai magici” – mentre tanti cittadini seguitano a chiedersi :<<Ma qual è il beneficio della raccolta differenziata che facciamo?>>
 
Il riferimento, sin troppo esplicito, privo d’arzigogoli e perifrasi, riguarda i rifiuti differenziati che il cittadino conferisce quotidianamente quali ad esempio, plastica, alluminio, vetro, umido, carta etc. che sul mercato hanno il loro valore commerciale definito, valore che dovrebbe essere ricuperato a ristoro delle somme corrisposte dai cittadini per la TARSU. Pertanto, i nostri amministratori comincino a rendere edotta la cittadinanza su:
a. qual è la percentuale effettiva della raccolta? (da compararsi ai dati in possesso delle associazioni);
b. il quantitativo  dei rifiuti effettivamente differenziati, e conferito quotidianamente dal cittadino, che fine fa?;
c. nel caso vi siano introiti grazie alla vendita di tali rifiuti, quali sono gli importi mensili che il comune ne ricava?

I tempi che viviamo non sono certo propizi, soprattutto per un’altissima percentuale di nostri concittadini, i quali,  nelle più felici delle ipotesi, fanno parte di quel grosso strato sociale di famiglie monoreddito a mille/milleduecento euro al mese – finché c’è lavoro - con figli quasi sempre in età scolare e, in qualche caso, con affitto e tasse universitarie che gravano come macigni sull’esiguo bilancio familiare e corrispondere, nondimeno, in qualche caso, importi maggiori a cinquecento euro di TARSU. In casi del genere, anche la generosa offerta di “dilazionare” il debito, da parte del comune, potrebbe non bastare per taluni concittadini i quali già si privano del necessario. E parlo di concittadini che vivono il loro stato di bisogno, in maniera assolutamente dignitosa, senza avere né il doppio lavoro in nero, né il facile pianto di antiche prèfiche che inonda i porticati della casa comunale!

Voglio, caparbiamente ed ostinatamente, avversare coloro che sostengono che la nostra società si sta incamminando, inesorabilmente, sulla strada che conduce all’aberrante ripristino delle classi sociali, ottenuto in maniera quasi scientifica, in virtù di una spinta verso il basso che comprime gli elementari diritti del lavoro e dello studio,  formando l’appiattimento uniforme di una base sulla quale dovrà poggiare il dominio di una scellerata plutocrazia in elegante abito democratico da sera!
 
Tuttavia, temo che se non limiteremo la nostra cecità, o quanto meno, non amplieremo il nostro campo visivo soffermandoci sui problemi oggettivi afferenti le quotidianità dei meno abbienti, se non impronteremo il nostro atteggiamento mentale al bene collettivo ed il nostro animo ad un nuovo sentire che sopprima gli egoismi primordiali, non ci sarà ottimismo che tenga.

Può esortare all’ottimismo chi vive le difficoltà di specie e dà coraggio a sé e agli altri, non chi vive nella certezza di agi e benessere! Non possiamo permettere di essere sopraffatti dall’esasperazione dei tanti che non riescono più a dare ai propri figli ciò che altri, munificamente ed affettuosamente, dànno ai loro figlioli.
 
Se non si mette mano, tempestivamente, ad un efficace riequilibrio sociale con provvedimenti amministrativi che guardano in direzione di quel bene collettivo, dovremo fare i conti con l’esasperazione di quelli che non vogliono più “stare a mezza pancia”:  giova ricordare, infine, che si controllano  individui che intravedono una via d’uscita, ma quelli esasperati che “le han provate tutte”, quelli sono semplicemente incontrollabili e, se accomunati dalla stessa esasperazione, divengono un uragano che travolge  tutto… pingue benessere di pochi compreso!

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