C’è stata qualche critica rivolta al sindaco Dott. Antonio TARTAGLIONE, riferita alla sua “uscita” del giorno 09/04 u.s. in alcune zone della nostra città, accompagnato da qualche suo collaboratore e da qualche cittadino attento ai problemi dell’ambiente, per rendersi personalmente conto dell’annoso problema dell’abbandono illegale sul territorio di rifiuti d’ogni sorta.
Tali critiche, a mio modo di vedere, forse improvvide, hanno addirittura accostato la suddetta azione del nostro primo cittadino a quella di Benito Mussolini quando si faceva ritrarre con arnesi agricoli tra le mani intento a propagandistici lavori agresti; e frettolosamente si è liquidata l’iniziativa, che aveva come unico scopo la mera presa di coscienza d’un problema serio, come propaggine residua della campagna elettorale appena conclusa o attività demagogica dei nostri amministratori e del sindaco medesimo.
Personalmente, ritengo che cosi non è, che il “controllo” effettuato abbia fornito un quadro esaustivo della situazione, sulle iniziative da intraprendere – si spera con congruo anticipo sul suono delle trombe celesti del Giudizio Universale – poiché in assenza d’una sia pur minima iniziativa, riuscirebbe oltremodo difficoltoso inerpicarsi pei sentieri d’una improbabile difesa, nei confronti dei nostri amministratori, tenuto conto che la loro attività sin qui svolta, rapportata alla soluzione dei tanti problemi che affliggono nostra comunità, ognuno può definirla come meglio crede, ma forse, né frenetica né tanto meno intraprendente.
Ebbene, ora i cittadini si attendono delle risposte; ed è un ventaglio molto ampio, non c’è che l’imbarazzo della scelta, se si vuol cominciare a fornirle! Volendo restare nel precipuo ambito del problema rifiuti, qualche associazione presente sul territorio sta promuovendo ricorsi allo scopo di impugnare le esose gabelle ricevute riguardanti la TARSU – l’auspicio resta quello del buon fine di questi, e che i promotori non si rivelino ennesimi “pifferai magici” – mentre tanti cittadini seguitano a chiedersi :<<Ma qual è il beneficio della raccolta differenziata che facciamo?>>
Il riferimento, sin troppo esplicito, privo d’arzigogoli e perifrasi, riguarda i rifiuti differenziati che il cittadino conferisce quotidianamente quali ad esempio, plastica, alluminio, vetro, umido, carta etc. che sul mercato hanno il loro valore commerciale definito, valore che dovrebbe essere ricuperato a ristoro delle somme corrisposte dai cittadini per la TARSU. Pertanto, i nostri amministratori comincino a rendere edotta la cittadinanza su:
a. qual è la percentuale effettiva della raccolta? (da compararsi ai dati in possesso delle associazioni);
b. il quantitativo dei rifiuti effettivamente differenziati, e conferito quotidianamente dal cittadino, che fine fa?;
c. nel caso vi siano introiti grazie alla vendita di tali rifiuti, quali sono gli importi mensili che il comune ne ricava?
I tempi che viviamo non sono certo propizi, soprattutto per un’altissima percentuale di nostri concittadini, i quali, nelle più felici delle ipotesi, fanno parte di quel grosso strato sociale di famiglie monoreddito a mille/milleduecento euro al mese – finché c’è lavoro - con figli quasi sempre in età scolare e, in qualche caso, con affitto e tasse universitarie che gravano come macigni sull’esiguo bilancio familiare e corrispondere, nondimeno, in qualche caso, importi maggiori a cinquecento euro di TARSU. In casi del genere, anche la generosa offerta di “dilazionare” il debito, da parte del comune, potrebbe non bastare per taluni concittadini i quali già si privano del necessario. E parlo di concittadini che vivono il loro stato di bisogno, in maniera assolutamente dignitosa, senza avere né il doppio lavoro in nero, né il facile pianto di antiche prèfiche che inonda i porticati della casa comunale!
Voglio, caparbiamente ed ostinatamente, avversare coloro che sostengono che la nostra società si sta incamminando, inesorabilmente, sulla strada che conduce all’aberrante ripristino delle classi sociali, ottenuto in maniera quasi scientifica, in virtù di una spinta verso il basso che comprime gli elementari diritti del lavoro e dello studio, formando l’appiattimento uniforme di una base sulla quale dovrà poggiare il dominio di una scellerata plutocrazia in elegante abito democratico da sera!
Tuttavia, temo che se non limiteremo la nostra cecità, o quanto meno, non amplieremo il nostro campo visivo soffermandoci sui problemi oggettivi afferenti le quotidianità dei meno abbienti, se non impronteremo il nostro atteggiamento mentale al bene collettivo ed il nostro animo ad un nuovo sentire che sopprima gli egoismi primordiali, non ci sarà ottimismo che tenga.
Può esortare all’ottimismo chi vive le difficoltà di specie e dà coraggio a sé e agli altri, non chi vive nella certezza di agi e benessere! Non possiamo permettere di essere sopraffatti dall’esasperazione dei tanti che non riescono più a dare ai propri figli ciò che altri, munificamente ed affettuosamente, dànno ai loro figlioli.
Se non si mette mano, tempestivamente, ad un efficace riequilibrio sociale con provvedimenti amministrativi che guardano in direzione di quel bene collettivo, dovremo fare i conti con l’esasperazione di quelli che non vogliono più “stare a mezza pancia”: giova ricordare, infine, che si controllano individui che intravedono una via d’uscita, ma quelli esasperati che “le han provate tutte”, quelli sono semplicemente incontrollabili e, se accomunati dalla stessa esasperazione, divengono un uragano che travolge tutto… pingue benessere di pochi compreso!