Maurilia

Mer 08/09/2010

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Il prestavoce

PANDEMIA A MARCIANISE!

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Sono personalmente interessato al nuovo Piano regolatore del Cimitero, perché prevede, per i prossimi vent’anni, la costruzione di 10.000 loculi. Ciò sta a significare che l’ispiratore del piano, novello iettatore patentato, di pirandelliana memoria, ha prospettato un raddoppio annuale del numero dei defunti a Marcianise.

Questi fans dell’Unto dal Signore ne combinano di tutti colori: con l’intercessione di Berlusconi hanno corrotto, come sono soliti fare, la Parca Atropo, per farla lavorare di più a Marcianise.

Ora che vi ho spiegato come stanno le cose, capirete, agevolmente, perché sono arrabbiato: mi hanno tolto il 50% della prospettiva di vita.

Questa non era una mia illusione, ma una speranza che me la dava la statistica, che conta, a Marcianise, solo 260 defunti ogni anno: 260×20 danno 5.400.

Che “cacchio” ne devono fare di 4.600 loculi in più?

Percome si stanno comportando, si capisce che i nostri attuali amministratori non vogliono bene ai cittadini e, crudelmente, ne anticipano la dipartita, dimezzando la loro normale speranza di vita.

Atropo, la Parca che recide il filo della vita, anche se pregata da “l’Unto dal Signore”, non accetterà di tagliate il filo della vita solo a quelli che giustamente  contrastano l’Amministrazione comunale, ma agiterà la sua falce  solo e solamente, indiscriminatamente, su tutti i residenti a Marcianise!

Ai nostri amministratori è scappato questo particolare? Pazienza!

A parte il risentimento tutto personale, penso che la notizia dei costruendi 10.000 loculi deve preoccupare l’intera Città.

Molte volte alcune previsioni, che non percepiscono i comuni mortali, preoccupano le menti eccelse: può darsi che qualche nostro solerte amministratore, con la sindrome della iettatura, abbia interpellato un novello Calcante, che ha previsto per la nostra Città, nei prossimi anni, una pandemia!

Siamo proprio fortunati noi Marcianisani: abbiamo amministratori che si preoccupano del nostro futuro e sono capaci di anticipare anche eventi disastrosi.

Forse è proprio questa loro mania della prospettiva che li allontana dalle normali quotidianità.

Dopo averli ringraziati per la prospettica solerzia, voglio loro ricordare che i nostri cittadini, prima della “eterna quiete”, per la quale il Comune ha mostrato tanta sensibilità, vorrebbero godere di un traffico meno caotico, di strade senza buche, di un servizio di raccolta di rifiuti solidi urbani più efficiente, di una pubblica affissione di manifesti più ordinata, di una macchina amministrativa meno farraginosa, insomma, di una Città più vivibile.

Non sta a me ricordarvi, cari amministratori, che i desideri dei condannati a morte, trai quali potreste esserci anche voi, vanno sempre esauditi!

LA MANNAIA GIUDIZIARIA CI SALVERA'!

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La mannaia giudiziaria ci salverà!
(L’illusione dell’Amministrazione comunale)

 

Se l’on. Pietro Squeglia, da sindaco, avesse avuto la corrività dell’attuale Amministrazione ad adire la magistratura ogniqualvolta riceveva un mio attacco  di oppositore, di querele ne avrei ricevute più di mille.

Pierì, mi ricordo quel lontano 29 giugno, quando stavi  festeggiando il tuo onomastico ed io arrivai e, furioso, spazzai dalla tua scrivania di sindaco  gli “innocenti” pasticcini che stavi dividendo con gli impiegati comunali e ti gridai in faccia:” I fatti privati non si festeggiano sulla Casa del popolo!”. Ti chiedo scusa oggi per allora! E mi ricordo le “terribili” vignette, da me suggerite e realizzate da mio figlio, che ti ritraevano in pesanti caricature.

E chi non ricorda le “tremende” vignette del compianto Pietro Zinzi all’indirizzo del sindaco Tommaso Zarrillo?

Nella “storia” della dialettica politica tra i partiti a Marcianise è  stato scritto, detto e fatto tutto contro l’avversario politico. Qualche volta siamo arrivati quasi allo scontro fisico, ma mai nessuno ha pensato di ricorrere alla magistratura.

Dispetti, pernacchie, parole grosse, fatti ed urlate alla luce del sole, venivano regolarmente rintuzzati, con manifesti o comizi, ma non si è sciupata mai una lira per la carta bollata!

Arriva, incredibile, la notizia che la Giunta ha querelato l’on. Squeglia, perché ispiratore di una nota dell’API, che metteva sotto accusa la famigerata delibera N° 112, con la quale si approvava il Piano di recupero del centro storico.

Siamo alla preistoria della politica        

Probabilmente, la nota, che non ho ancora letto, considera che quella delibera privilegia interessi elettoralistici e di parte: quello che ho pensato anch’io!

Embé, Onorevole Giunta, che c’è di male se un oppositore esprime un  giudizio, che agevolmente s’inserisce nella prassi politica della censura?

Sono sicuro che quando il vostro “lider maximo”, on. Casini, avrà saputo di questa fregnaccia marcianisana, vi bacchetterà a buon diritto; ho qualche dubbio che il vostro “liderino”, on. Zinzi, la pensi alla stessa maniera!

Se avrete insistito, pervicacemente, in queste vostre iniziative, di denunce ne dovrete fare a decine e, perciò, aumentare l’impegno finanziario nella delibera, che avete fatto per pagare l’avvocato, da 4000 a 40.000 Euro; tanto pagano i cittadini!

Ed io, tapino, sarò una delle numerose vittime della vostra mannaia giudiziaria!

Anche se sarà stata la prima volta a trovarmi “sub iudice”, non avrò paura, perché non ho mai pensato che possa esserci un magistrato tanto sciocco da scoprire in una denuncia di oppositori politici elementi di colpevolezza.

Sarebbe un giudice che non sa dove sta di casa né la politica, né la democrazia!

CI VUOLE TUTTI FESSI!

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Molto spesso mi sento dire, quasi come rimprovero, che sono un accanito denigratore di Berlusconi. Rispondo con calma: “ Mi limito a riportare i fatti!”.
Nessuno mi può contestare che il nostro Presidente del consiglio ha in corso alcuni procedimenti giudiziari: falso in bilancio, frode fiscale, appropriazione indebita, mazzette all’avvocato inglese David Mills,  corruzione giudiziaria, telecinco etc,etc.. E nel mio giudizio non ho mai messo in conto la cronaca rosa degli incontri di Palazzo Grazioli o di Afragola: per me, sono millantate prodezze  di un prostatectomizzato!
Berlusconi è un giullare del nostro tempo, che ha come obbiettivo imporre, ad ogni costo, la sua arte di barzellettiere, giocoliere, cantastorie, musico, cantante e ballerino. Se non fosse il capo del governo, quindi in grado di fare grossi guai, sarebbe, per noi italiani, un dovere annoverarlo  tra i nostri migliori attori: a volte è capace di togliere la scena perfino al bravissimo Benigni.
Mi diverto un mondo, quando lo vedo arrancare baldanzoso in testa al  codazzo degli ossequienti politici e degli uomini della scorta.
Dalle sue arringhe, quasi sempre a braccio,  appare  vittima della Costituzione, della magistratura, della stampa e dei comunisti: senza questi intralci, si gongola, l’Italia, sotto il suo imperio, volerebbe e, perciò, tenta e fa provvedimenti per bloccare i frenatori: il lodo Alfano, il legittimo impedimento ed, ultimamente, la legge sulle intercettazioni, per imbavagliare la stampa e condizionare magistratura e polizia.
Usa una furbizia che è vecchia quanto il mondo: coprendosi con il suo mantello di finta generosità e democrazia, sparge a larghe mani incarichi istituzionali importanti a giovani e belle donne, per poi guidarle e manovrarle a suo piacimento..
Fra gli eccessi di questa sua mania ce ne sta uno imperdonabile: ha affidato la prestigiosa poltrona di ministro della Pubblica Istruzione, che fu di Francesco De Sanctis, di Giovanni Gentile, di Salvatore Valitutti, di Tullio de Mauro, uomini di straordinaria cultura, ad una certa  trentacinquenne Mariastella Gelmini, che, per vincere il concorso per l’abilitazione all’avvocatura, qualche anno addietro, si spostò da Padova a Catanzaro, sede d’esame notoriamente generosa.
Berlusconi, l’unto del Signore, l’uomo che, probabilmente, al terzo giorno dalla sua morte non troveremo più nella tomba, l’onnipotente e l’onnisciente, non ha potuto far niente per la testolina di Mariastella, cosicché ci é toccato sentire dalle di lei labbra strafalcioni da terza elementare:  ha trasformato la sdrucciola égida,  nella piana egìda e, facendo arrossire il suo vecchio maestro elementare, ha parlato de “i carceri infantili”.
Su suggerimento di Berlusconi e di Tremonti, la nostra Mariastella ha tagliato paurosamente fondi per la scuola, forse perché vorrebbe tutti come lei!
Noi, comunque, le vogliamo bene, perché ha imposto una grande innovazione: tutti i bambini delle scuole materne e elementari devono indossare il grembiule!

FACCIAMO PARLARE I FATTI!

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Ovunque, nel mondo, la vita è diventata più difficile per la pressione burocratica, per l’inquinamento, il traffico, la “giusta” ribellione di qualche vulcano, i capricciosi mutamenti atmosferici, le multiformi organizzazioni criminali, le guerre guerreggiate e le minacciate, fredde e calde, la fame, le carestie, le nuove malattie, la fuga dei disperati, l’odio, la xenofobia, la pedofilia, le speculazioni finanziarie, la malasanità  etc, etc!
Volete o non volete, anche se alcuni di questi mali non ci toccano direttamente, ci coinvolgono in qualche modo e determinano i nostri comportamenti umorali di larvata depressione.
Se avete avuto la fortuna di avere come amica la vecchiaia, le cose si mettono ancora più male. Questa è un po’ la condizione “universale” dell’uomo del nostro tempo.
E non finisce qui, se avete la sventura di vivere a Marcianise.
Vediamo che cosa vi può succedere in una normale quotidianità: nella mattinata di lunedì 31 maggio, appiedato in seguito ad un incidente d’auto, mi avventurai a percorrere via R.Musone e poi Via Roma, in bicicletta, per arrivare in Piazza.
Non l’avessi mai fatto: i sobbalzi delle ruote sul selciato, paurosamente sconnesso, trasmettevano alle braccia e perfino alla cervicale vibrazioni così forti, che decisi di scendere da sella e proseguire a piedi. Era ancora più difficile e pericoloso: i marciapiedi erano occupati da auto ed ero costretto, bicicletta a mano, a portarmi quasi al centro della carreggiata tra le arrabbiate strombettate e le maledizioni di qualche scalmanato ed imbecille autista. L’approdo a Piazza Umberto mi fece capire le gioiose grida di Colombo ed il suo equipaggio: “Terra, Terra!!!”.  
Riconosco di essere una “capatosta” e, perciò, nel pomeriggio mi avventurai a piedi per viale Europa, diretto a Via De Sanctis, a casa del mio amico Liluccio Carrino.
Vi erano marciapiedi occupati da auto e quei pochi liberi avrebbero messo a dura prova i piedi di un fachiro, abituato a camminare sui chiodi.
Finalmente approdai, soddisfatto, a via De Sanctis, angolo via Giudice Falcone.
Sul marciapiede mi stavo godendo l’insperata conquista, quando un’auto, affondando in una pozzanghera, mi spruzzò di fango ed acqua sporca.-
Mi fu detto da conoscenti, che mi confortavano, che quella pozzanghera, che si formava ogni qualvolta pioveva, era stata segnalata almeno dieci volte al Comune.
Non c’era bisogno di un tecnico, per capire che l’inconveniente era agevolmente superabile con una nuova caditoia. Chi avrebbe dovuto provvedervi?
Feci un’amara constatazione: per come sta combinata Marcianise, sarebbe difficile “curarla” anche per amministratori efficienti ed accorti, figuriamoci quando sono scarsissimi!

I fratelli Giovanni e Luigi Onorato - Omen, nomen (un presagio, un nome)

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Per ragioni anagrafiche non sono potuto essere un suo alunno: quei brandelli di frequenza della scuola elementare, che mi sono toccati, li ho racimolati  durante gli anni di guerra, proprio quando il Professore era al fronte e poi nel campo di sterminio di Bixia, in Polonia.

Il prof. Onorato l’ho conosciuto, perché era il professore Onorato, l’uomo bassino e tarchiato, perennemente legato alla sua vecchia bicicletta, che, quando ti incontrava ti salutava allegramente e non disdegnava mai di trattenersi con te.

All’apparenza un sempliciotto e mi piaceva proprio per la sua “suavitas”: lo sapevo uomo di cultura, ma solo attraverso gli amici, che ne esaltavano l’intelligenza e la preparazione.

Mi ricordo che un giorno, molti anni fa, si litigava in gruppo sulla tendenza politica del Leopardi, rapportata al nostro tempo, e, per le controverse posizioni, finiva per avere ragione solo chi gridava di più. Un amico del gruppo gridò: “Sta passando il prof. Onorato, lo chiamo: ce lo spiegherà lui!”. Io, che ero il più scettico sulla validità di quel soccorso, rimasi quasi affascinato dalla semplicità dei concetti e dal linguaggio appropriato, intercalato da termini dialettali. Non c’era più contesa: il prof. aveva convinto tutti.

Da allora mi interessai più da vicino delle vicende del prof. Onorato: un maestro elementare che metteva tutta la sua passione per l’insegnamento, avendo particolare cura per gli scolari meno dotati o più bisognosi. I suoi alunni, molti ormai nonni, conservano del prof. un ricordo bellissimo e parlano ancora oggi con orgoglio di essere stati suoi alunni.

Laureato in lettere, avrebbe potuto insegnare nelle scuole superiori, ma era sua convinzione che il cittadino si dovesse forgiare nella fanciullezza. Ho testimonianze, però, da chi ha vissuto questa esperienza, che ogni sua spiegazione in pedagogia, filosofia o italiano, per la preparazione al concorso per maestri, era una “lectio magistralis”.

Eppure quest’uomo, all’apparenza gioviale, disponibile, semplice e modesto nei rapporti con gli altri, era tormentato da un terribile episodio, che ha segnato la sua vita di dolore e rimorsi. Il professore  ne ha parlato solo con qualche amico intimo, per dare sfogo al suo dolore.

I fratelli Giovanni e Luigi Onorato si trovavano come prigionieri di guerra, in campo di concentramento, perché si erano rifiutati di collaborare con l’esercito tedesco.

La barbarie nazista, per scoraggiare i tentativi di fuga dal campo, ordinò una decimazione tra gli internati. I due fratelli, per avere la certezza che uno dei due sarebbe sopravvissuto, si misero uno accanto all’altro. Alla conta fu prescelto Luigi, il più piccolo. Giovanni si avvicinò e parlottò col capo-plotone, che annuì.

Al momento dell’esecuzione, Luigi, frastornato, vide, come a tutti i condannati, legare le mani del fratello dietro la schiena, capì e strepitò, ma fu immobilizzato e tramortito.

A parte la tua cultura, la tua dedizione alla scuola, tu, Luigi, sei stato grande, perché, nonostante avessi capito la precarietà della vita, fossi stato tormentato dal dolore e dal rimorso, sapevi nascondere tutto sotto un sorriso.

Al Sindaco Tartaglione, anatomicamente esperto di cuore, ma anche in senso traslato, rivolgo un appello accorato.

In questi tempi di suburra morale, diamo un grande esempio di dedizione e di abnegazione, intitolando, nella nuova toponomastica, uno slargo, una piazzetta o una via ai fratelli Giovanni e Luigi Onorato!

La Città ne sarebbe contenta!

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